sabato 25 maggio 2019

La memoria nella società dispotica e al tempo delle macchine

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Illustrazione di Pep Boatella


Ray Bradbury, nel suo romanzo “Fahrenheit 451”, offre la visione di una realtà distopica in cui la società è costretta a compiere lavori, soprattutto manuali, che non richiedono alcuna conoscenza filosofico-storica. Con la rivoluzione tecnologica, infatti, l’uomo è stato soggetto alle macchine e solo la conoscenza esatta del loro funzionamento risulta di fondamentale importanza per il benessere collettivo. 

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Charlie Chaplin nel film "Tempi moderni"

   “La vita è un cosa concreta: quello che conta è il lavoro e il divertimento dopo il lavoro. Perché imparare qualcosa che non serve a premere i bottoni, a tirare le leve e ad incastrare viti e bulloni?” (R. Bradbury, Fahrenheit 451-pag. 56, parte prima).

Questa considerazione si ritrova nella definizione  dell’uni-dimensionalità dell’uomo decantata da Marcuse nel suo scritto “Uomo a una dimensione”, nel quale il filosofo accusa la società capitalistica di aver ridotto gli uomini solo alla dimensione scientifica, mettendo da parte il pensiero e la fantasia.

Dal canto suo Baddeley, invece, ritiene che esista una memoria di lavoro (o di servizio), ovvero uno spazio della coscienza entro cui possono essere presenti insieme tutti gli elementi rilevanti per l’attività che l’individuo man mano va svolgendo.

 La memoria è quindi adoperata solo nell’apprendimento di semplici e ripetitive mansioni, mentre di quella legata al passato non rimane che un alone di mistero e curiosità tale da spingere il protagonista del romanzo, Montag, a cercare la verità proprio nei manoscritti più celebri così da sopperire al vuoto coscienzioso che provava e che giorno dopo giorno diventava più pesante. I libri, e, con essi, i pensieri dei grandi autori, andavano pertanto bruciati, perché “Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che uno nasca uguale, ma vien fatto uguale. […] dopo tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura”(R.Bradbury, Fahrenheit 451). 
Siamo dinanzi ad uno dei più classici luoghi comuni: ciò che è alienante è oggetto di discriminazione; sulle minoranze (nel romanzo i colti) è gettato sempre uno sguardo avverso.

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