Basta anche una semplice domanda, “Sei felice?”, pronunciata nel libro più volte da Clarisse, per porre in dubbio qualsiasi cosa, per rivalutare un’esistenza fatta di
consuetudini e cercare di sedare la coscienza anche con un solo capitolo delle
tragedie shakespeariane per cercarvi i significati più reconditi. È la
coscienza il motore delle nostre azioni, che aggrappandosi a ricordi, frammenti
di una storia passata e non più nitida, cerca di ricomporre un puzzle con
elementi mancanti. La coscienza (dal latino “coscientia”, derivato di “conscire”, “essere consapevoli”) induce a prendere determinate scelte piuttosto che
altre, ma a quel punto quale riferimento considerare per decidere cosa sia
giusto e cosa sia sbagliato? La ratio oppure l’etica? Cosa suggerisce, ad esempio, la coscienza alla classe dirigente quando avviene un disastro come il crollo
del ponte Morandi costruito negli anni ’60 del secolo scorso? E l’ingegnere ha
delle corresponsabilità a riguardo? Molteplici sono le dinamiche, ma solo una è
la risposta: considerare la storia “magistra vitae” e la memoria sua
roccaforte.
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