sabato 25 maggio 2019

Studio sulla connessione tra memoria e fotografia

Uno studio condotto dalla Fairfield University (Stati Uniti) ha evidenziato una correlazione tra numero di scatti e dettagli rimasti impressi nella memoria: diversi gruppi di universitari sono stati invitati in visita al museo locale "Belalrmine Museum of Art" e ad ogni partecipante è stata data una macchina fotografica digitale accompagnata da un invito, senza obbligo, a fotografare alcuni dei pezzi esposti al museo. 


Risultati immagini per persone che scattano foto nei musei
Persone intente a fotografare "La ragazza con l'orecchino di perla" di Vermeer



Il giorno dopo l'esperienza è stato sottoposto loro un questionario e ciò che è emerso è appunto che più fotografie uno studente aveva scattato, meno nitido era il ricordo che questi aveva dell’oggetto in questione. Il motivo? Una delle ipotesi più accreditate è che, nonostante il tempo impiegato per cercare l’angolatura perfetta, il contrasto luci-ombre, l’atto del fotografare sembra creare un processo in base al quale le persone si sentono giustificate a dimenticare ciò che hanno visto, i ricordi, ovvero, sono affidati ad un medium, la macchina fotografica. Nell’era digitale, dunque, in cui miliardi di persone sono dedite a scattare delle foto per immortalare un ricordo da pubblicare sui social network, come instagram e facebook, ciò potrebbe provocare delle ripercussioni importanti sulla memoria non solo individuale, ma collettiva. (Fonte: Il fatto quotidiano, A. Mucci).

Nessun commento:

Posta un commento

Mappa concettuale